La Tempesta Perfetta dell’Apicoltura Italiana

Con il termine “Tempesta Perfetta” si identifica una concomitanza di circostanze negative che operano inaspettatamente insieme per generare un evento catastrofico.

Con le dovute proporzioni, penso che in questo periodo storico l’apicoltura Italiana stia attraversando proprio questa situazione.

Mutamento climatico e Pratiche agricole

Un prolungato mutamento climatico avverso e delle pratiche agricole sempre più sfrenate ha determinato un calo di produzioni inimmaginabile.

In alcuni degli ultimi anni si può parlare tranquillamente di produzioni che si attestano ad 1/10 di quanto si sarebbe prodotto 10 anni fa.

Il capitolo agricoltura richiederebbe un capitolo a se, ma volendo vedere alcuni degli aspetti più salienti basta pensare che si sta sempre più diffondendo l’agricoltura intensiva con uno del terreno sfrenato.

L’uso di pesticidi, fungicidi ed erbicidi ha subito un incremento spaventoso e lo spargimento di queste sostanze chimiche nell’ambiente rende molto difficile la vita delle api, uno dei migliori indicatori ambientali, utilizzate perfino per controllare lo stato di inquinamento delle aree urbane.

Nell’agricoltura intensiva non sono tollerate erbe infestanti (nome fantastico per chiamare i fiori di campo) e non sono tollerate siepi (che fiorendo nutrono api ed altri insetti), perché richiedono spostamenti più lunghi dei mezzi agricoli, sempre più grossi e costosi.

Miele a basso costo

Ingresso di miele a basso costo dall’estero ed “invenzione” del miele artificiale.

Il calo della produzione ha comportato un progressivo aumento dei prezzi del miele all’ingrosso.

Prezzi che si sono alzati talmente tanto da spingere chi commercializza miele (nel settore apistico si definiscono “invasettatori”) a cercare miele a prezzi più contenuti all’estero, con drastico calo della qualità, ma con un maggiore appeal verso il cliente finale.

Negli ultimi anni stiamo osservando anche l’introduzione di miele artificiale, che viene descritto come equivalente al miele, ma che non può palesemente essere equivalente al miele visto che il miele è prodotto dalle api.

Lo si potrebbe chiamare semplicemente sciroppo di zucchero elaborato, visto che questo è…

Ma il termine “miele” ha un suono molto più piacevole per il consumatore, quindi meglio sfruttare le api come portatrici di un immaginario salutistico e abbandonale subito dopo per strizzare l’occhio a tutti quelli che pensano che le api vengano sfruttate.

Inflazione

Inflazione galoppante con costi di produzione alle stelle.
Qualcuno si aspetterà forse che le api producono miele e noi apicoltori lo raccogliamo. Nulla di più lontano dalla realtà.

Produrre miele ha dei costi elevati in termini di impegno lavorativo, spostamenti, logistica estiva ed invernale.
Sono necessarie continue operazioni sugli alveari per seguire le colonie nel loro sviluppo, per accompagnarle, senza destabilizzare il loto equilibrio.

Per produrre miele il primo e fondamentale passo è avere famiglie di api forti ed in salute, ma per ottenere questo risultato è necessaria una supervisione continua con viaggi settimanali verso le postazioni dove risiedono gli alveari.

La stessa inflazione che colpisce l’apicoltore, colpisce parimenti anche il consumatore, che più difficilmente deciderà di spendere un po’ di più per acquistare miele italiano di qualità quando l’offerta del supermercato è a prezzi stracciati.

Cosa ci sia nei vasetti per me è un mistero visto che in alcuni casi costa praticamente meno dello zucchero. Zucchero che è uno dei beni che ha subito i maggiori incremento di prezzo…

Conseguenze

Con quanto detto la situazione del mercato del miele è decisamente in crisi.

Il mercato assorbe con difficoltà il miele degli apicoltori italiani che per forza di cose ha un prezzo che deve coprire i costi e remunerare il loro lavoro.

Il consumatore si vede costretto a risparmiare su tutto, compresa la qualità degli alimenti.

In tutto questo l’apicoltore si trova nella situazione di avere alti costi di produzione, basse produzioni, difficoltà a vendere il frutto del proprio lavoro e quindi, in ultima analisi, difficoltà a sostenersi.

Ottimismo sempre e comunque

La buona notizia c’è! Siamo in una situazione particolarmente negativa, se ancora non siamo arrivati a toccare il fondo, ci siamo molto vicini.

Questo significa che in qualche modo le sorti dell’apicoltura potranno risollevarsi nei prossimi anni, ne sono convinto.

Nel frattempo tanti apicoltori stanno ripensando al proprio progetto di vita, perché se investire in apicoltura offre un ritorno incerto è necessario trovare altre fonti di reddito, perlomeno in attesa di tempi migliori. Io sono uno di questi.

Mi sono trovato a valutare varie soluzioni, l’unica che non ho valutato è l’abbandono di questa attività che prima di tutto è una passione.

Fra andare a muso duro contro una situazione obiettivamente difficile, costi quel che costi e diversificare il rischio lavorando anche in un altro settore ho scelto la seconda.

Per questo 2023 ho scelto di svernare lavorando come operatore di logistica per Amazon, un lavoro part-time che mi permette di dedicare il tempo necessario all’apicoltura invernale.

L’inverno è un periodo di forte incremento della mole di lavoro per questo settore, mentre per l’apicoltura è un periodo piuttosto tranquillo.
Diciamo che per noi riminesi è un po’ come andare a fare la stagione estiva, ma al contrario…

Tranquilli, miele e pappa reale dell’Apematta sono sempre disponibili.

Se vuoi garantirti un prodotto di sicura qualità, rivolgiti sempre ad un apicoltore per l’acquisto del miele, se ne giova il portafoglio, la salute ed il territorio.

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